Infrastrutture, risorse e trasporti gratuiti: la nuova strategia per il futuro della Basilicata

“La Basilicata ha senso se assume questa direzione: diventare valore e cerniera per il Mezzogiorno, collegamento tra i grandi corridoi infrastrutturali, contribuendo a rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa e nel Mediterraneo.

Non basta che la nostra regione continui a esistere come spazio fisico e geografico, occorre darle una prospettiva e un futuro.

La questione infrastrutturale e della mobilità va collocata in questa visione, dentro una strategia nazionale.

L’Italia senza un Mezzogiorno attrezzato non può essere un Paese forte in Europa e nel Mediterraneo. E la Basilicata può svolgere una funzione in questa prospettiva”.

Lo dichiara il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, che aggiunge:

“È una questione che richiama direttamente l’articolo 3 della Costituzione, perché rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono l’effettiva uguaglianza significa anche garantire ai cittadini del Mezzogiorno le stesse opportunità di accesso ai servizi, al lavoro, alla formazione e alla mobilità.

Dobbiamo chiederci dove vuole andare l’Italia e quale ruolo intende assegnare al Sud.

Siamo una penisola immersa nel mare, ma ancora troppo distante dal Mediterraneo, dalle sue potenzialità economiche, commerciali e strategiche.

Se osserviamo il Nord del Paese, troviamo grandi corridoi collegati da reti trasversali che aumentano la densità delle relazioni, avvicinano i territori, rafforzano i sistemi produttivi.

Al Sud abbiamo grandi direttrici, ma mancano le trasversali capaci di connetterle. E senza queste connessioni il Mezzogiorno perde forza, capacità attrattiva e peso nelle relazioni con il Mediterraneo.

La Basilicata può contribuire a superare questa condizione.

La sua collocazione geografica, oggi spesso vissuta come un limite, può diventare un’opportunità per avvicinare i corridoi, collegare il Tirreno con l’Adriatico e lo Ionio e aumentare quella densità di relazioni economiche, sociali e territoriali che al Nord rappresenta un fattore di sviluppo.

È in questa prospettiva che dobbiamo leggere la Salerno-Potenza-Bari, le connessioni ferroviarie tra i porti di Salerno e Taranto, il rafforzamento della Potenza-Melfi, il completamento della Tito-Brienza e gli interventi sulla viabilità della Val d’Agri, dalla Saurina alla SS 598, fino ai collegamenti con la futura alta velocità nel Vallo di Diano.

Per la Fondovalle del Noce, così come per la ex SS 103, occorre inoltre lavorare ad accordi compensativi con RFI.

Così come occorre guardare con particolare attenzione a Matera e al Materano, rafforzando i collegamenti ferroviari e stradali con Bari, il Metapontino e le grandi direttrici nazionali.

Un territorio di straordinario valore culturale, turistico ed economico non può continuare a essere penalizzato da carenze infrastrutturali che ne limitano le potenzialità e le relazioni con il resto del Mezzogiorno.

Occorre inoltre guardare alle connessioni aeroportuali e alla funzione strategica del versante tirrenico, a partire da Maratea.

Non sono soltanto opere per la Basilicata, ma infrastrutture che possono rendere più forte l’intero Mezzogiorno. È su questa funzione nazionale che dobbiamo costruire il confronto con lo Stato.

Ed è proprio il rapporto con lo Statol’altra grande questione che dobbiamo affrontare.

La Basilicata è una regione che mette a disposizione del Paese risorse naturali strategiche, dall’acqua al petrolio e al gas, ma che ha progressivamente visto indebolirsi il proprio peso nelle decisioni che riguardano queste risorse.

La vicenda di Acque del Sud pone un problema di ruolo e di governo della risorsa idrica, mentre sul petrolio il decreto energia del Governo Meloni, intervenendo anche sui poteri sostitutivi dello Stato nelle procedure relative alle attività estrattive, ripropone il tema dell’equilibrio tra competenze nazionali e regionali.

Non possiamo essere soltanto il territorio dal quale si prelevano risorse strategiche per il Paese, senza avere un peso adeguato nelle decisioni e senza ottenere strumenti aggiuntivi per costruire il nostro futuro.

Per questo torniamo a porre con forza la questione della quota Ires versata dalle compagnie petrolifere.

È necessario riprendere e aggiornare il principio introdotto con lo Sblocca Italia del 2014, affinché una parte del gettito fiscale generato dalle attività estrattive possa tornare alla Basilicata e alimentare un fondo destinato alle infrastrutture e allo sviluppo.

Le compensazioni ambientali sono ormai in larga misura assorbite dalle esigenze del bilancio corrente.

Occorrono quindi risorse aggiuntive, da negoziare con lo Stato, soprattutto in vista delle scadenze delle concessioni.

Non possiamo continuare a misurare la convenienza degli investimenti soltanto sul numero degli abitanti: dobbiamo far valere la funzione che la Basilicata può svolgere per l’interesse nazionale.

Questa strategia deve accompagnarsi anche a una diversa organizzazione del trasporto pubblico locale, capace di connettere le grandi direttrici ai territori, alle aree interne e ai sistemi di prossimità.

In questo quadro si inserisce anche la nostra proposta di rendere gratuito il trasporto pubblico per studentesse e studenti, garantendo maggiori opportunità di mobilità, soprattutto nei collegamenti tra i piccoli comuni.

La sfida non è avere tutte le infrastrutture sotto casa, ma fare in modo che nessun territorio resti isolato.

La Basilicata deve rinegoziare il proprio futuro, facendo valere le risorse che offre al Paese e la funzione che può svolgere nel Mezzogiorno.

È questo il senso di una strategia infrastrutturale che guarda oltre i confini regionali e restituisce alla nostra terra una prospettiva di sviluppo.

Perché la Basilicata ha senso se fa tutte queste cose e accetta queste scommesse sul futuro”.