Coronavirus, cresce il timore del contagio e non si usa più il contante? E voi? Ecco i dati

Attualmente sono pari al 19% gli italiani che hanno dichiarato di abbandonare il contante per le piccole spese quotidiane.

Nel Nord-Ovest d’Italia questo dato si alza al 24%.

E con gli incentivi statali (sconto del 10% sull’importo pagato, superpremio da 3.000,00 euro per 100mila italiani) per l’uso della moneta elettronica qualcosa cambierà?

Ecco i dettagli della ricerca riportati da TgCom24:

Sono oltre 9 milioni i cittadini italiani che hanno dichiarato di non voler più usare monete e banconote perché temono che queste possano trasmettere il coronavirus. Il dato arriva da un’indagine condotta, a metà ottobre, su un campione di italiani dai 18 anni in sù.

Se, a livello nazionale, la percentuale di chi ha dichiarato di abbandonare il contante è pari al 19%, per i residenti nelle aree Nord-Ovest il dato arriva anche al 24%.

Dallo studio, condotto dall’istituto di ricerca Emg Acqua per Facile.it, emerge che a essere più propensi a questa scelta sono gli uomini (21% rispetto al 17% rilevato nel campione femminile).

Scorrendo i dati emersi dall’analisi, che si è concentrata anche sul come gli italiani si rapportino alle piccole spese quotidiane, si scopre che ad oggi il 64% usa in via esclusiva o preferenziale il denaro contante.

Alla luce di alcuni provvedimenti del governo, primi fra tutti cashback e lotteria degli scontrini, qualcosa sembra però pronto a cambiare.

Il 59,4% del campione intervistato ha dichiarato che, visti gli incentivi, da ora in avanti userà maggiormente carte di credito, bancomat e prepagate.

A far loro da contraltare, però, un 20,4% di intervistati (addirittura 26,1% nei centri abitati con oltre centomila residenti) che non ha alcuna intenzione di rinunciare a monete e banconote se la spesa è di piccolo taglio.

L’indagine si è incentrata anche sull’opinione che i consumatori italiani hanno sull’abolizione delle commissioni a carico degli esercenti per importi inferiori a 5 euro pagati con moneta elettronica.

Se, come prevedibile, la stragrande maggioranza degli intervistati (89,6% del campione) è favorevole all’eliminazione, quello che colpisce sono le motivazioni per cui danno questa risposta.

Quasi uno su tre (il 31,3%) afferma di essere favorevole perché ritiene questo possa fare emergere una buona parte di evasione fiscale.

Appena meno (29,6%) sono quelli che si dicono favorevoli perché gli esercenti non avrebbero più scuse per non accettare pagamenti con carte elettroniche anche per piccoli importi.

Addirittura più di un intervistato su quattro (26,2%, pari a 12.492.268 individui) si è invece dichiarato favorevole al provvedimento perché ciò consentirebbe di limitare l’uso del denaro contante e, così, potrebbe aiutare a contenere la diffusione del Covid.

Siamo quindi un popolo finalmente pronto a fare il passaggio definitivo verso la moneta elettronica?

In realtà non sembra.

Più di un italiano su quattro (27,1% degli intervistati) oggi usa infatti solo ed esclusivamente denaro contante.

Il 36,9% preferisce invece usare il contante e ricorre alla carta unicamente se si trova a non avere in tasca monete o banconote.

Quali sono le ragioni per le quali, nonostante incentivi e provvedimenti che si sono succeduti negli anni, molti non vogliono ancora dire addio al contante?

Fra gli oltre 16 milioni che non sono disposti a rinunciare a monete e banconote, molti trovano le banconote più comode rispetto alle carte elettroniche (18%).

Altri hanno difficoltà a controllare le proprie spese personali (17,2%) o la paura di furti e clonazioni (16,8%).

Da evidenziare anche che il 4% degli intervistati (circa 675mila individui) non vuole dire addio al contante per paura di essere controllato da banche, governo o altro.

Dall’altra parte della “barricata” c’è invece chi usa prevalentemente la carta elettronica e ricorre al denaro contante solo se il commerciante non accetta pagamenti elettronici (29,4%) e chi, addirittura, usa esclusivamente la carta elettronica e, se il commerciante non accetta bancomat o carte di credito, cambia negozio (6,6% del campione intervistato)”.

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