L’Italia fa marcia indietro sulla tassa da 2 euro per i piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra-Ue, ma per chi acquista online su piattaforme come Temu, Shein e AliExpress non è la fine dei rincari. Anzi.
Da domenica 1 novembre, entra in vigore la nuova tassa europea di 2 euro, che si aggiunge al dazio già applicato da luglio.
A eliminare il contributo nazionale, che sarebbe dovuto scattare il 1° gennaio 2027, come fa sapere today è l’articolo 30 del disegno di legge di bilancio.
La disposizione, ancora soggetta all’approvazione parlamentare, cancella una tassa introdotta appena un anno fa e mai effettivamente applicata: la scelta comporta 91,3 milioni di euro di entrate annue previste in meno, secondo le stime aggiornate riportate nella relazione tecnica della manovra.
Il contributo italiano era stato introdotto dalla legge di bilancio 2026 per coprire le spese amministrative doganali sulle spedizioni di valore non superiore a 150 euro provenienti da Paesi esterni all’Unione europea.
La tassa avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio 2026, ma il governo ne ha rinviato l’applicazione quattro volte: prima a luglio, poi a ottobre, quindi a dicembre 2026 e infine al 1° gennaio 2027. Con la nuova manovra arriva la proposta di cancellazione definitiva.
La ragione è il coordinamento con le nuove disposizioni europee.
Nel frattempo, infatti, Bruxelles ha adottato una riforma doganale che prevede sia un dazio sulle importazioni di modico valore sia un contributo destinato a finanziare i controlli sulle merci.
Per gli acquisti online provenienti dai Paesi extra-Ue sono previste due misure distinte:
- Dazio Ue di 3 euro, in vigore dall’1 luglio 2026 sulle spedizioni di valore non superiore a 150 euro. È una misura temporanea, prevista fino al luglio 2028.
- Commissione di gestione Ue di 2 euro, applicata dall’1 novembre 2026 alle vendite a distanza di merci importate da Paesi extra-Ue, per contribuire a coprire i costi dei controlli doganali.
Il conteggio dipende dalla classificazione doganale delle merci.
Per esempio, un pacco contenente tre magliette appartenenti alla stessa categoria tariffaria può essere soggetto a 3 euro di dazio e 2 euro di commissione.
Se invece contiene una maglietta e un orologio, appartenenti a due categorie diverse, gli oneri possono salire complessivamente a 10 euro, oltre all’Iva applicabile.
I soggetti responsabili degli adempimenti e dei versamenti doganali sono gli operatori individuati dalla normativa, comprese le piattaforme e gli importatori. Questo non significa che il consumatore debba necessariamente versare direttamente i 5 euro, ma gli operatori possono sempre riflettere i maggiori costi sui prezzi di vendita.
La cancellazione del contributo italiano comporta la rinuncia a un gettito che, nelle previsioni aggiornate indicate nella documentazione della manovra, ammonta a 91,3 milioni di euro annui.
Si tratta di una cifra sensibilmente inferiore rispetto alle stime originarie.
Quando la tassa fu introdotta, il governo aveva previsto entrate per 245 milioni di euro all’anno a regime. Le nuove valutazioni tengono conto dei dati raccolti dall’Agenzia delle Dogane nei mesi di luglio e agosto, dopo l’introduzione del dazio europeo. Nella ricostruzione della relazione tecnica vengono considerate circa 61,7 milioni di spedizioni annue potenzialmente interessate e un’ulteriore contrazione del 7,6% attribuita all’aumento dei prezzi.
Anche il mercato europeo mostra segnali di cambiamento. Secondo i dati riferiti da fonti europee, nei mesi successivi all’introduzione del dazio di luglio le dichiarazioni doganali relative ai piccoli pacchi sono diminuite di oltre il 60% nell’Unione.
La cancellazione della tassa italiana è accolta favorevolmente dal Codacons, secondo cui il contributo nazionale avrebbe aggravato ulteriormente il costo degli acquisti sulle piattaforme internazionali.
“La tassa italiana sui pacchi era a tutti gli effetti un pasticcio”, sostiene l’associazione, che contesta la sovrapposizione del prelievo nazionale con quelli europei. Senza l’intervento del governo, infatti, su una spedizione contenente un’unica categoria di prodotto si sarebbero potuti sommare i 3 euro di dazio Ue, i 2 euro di commissione europea e gli ulteriori 2 euro del contributo italiano, per un totale di 7 euro prima dell’Iva.
Per il Codacons si sarebbe trattato di un provvedimento penalizzante per i consumatori, soprattutto nel caso di acquisti di beni particolarmente economici, sui quali le spese doganali possono incidere in misura rilevante rispetto al prezzo iniziale.
Se l’abrogazione prevista dalla manovra sarà confermata dal Parlamento, dall’1 gennaio 2027 non entrerà in vigore il contributo nazionale da 2 euro sulle spedizioni extra-Ue fino a 150 euro.
Resteranno invece applicabili le nuove regole europee, con il dazio forfettario da 3 euro per gli acquisti interessati e la commissione di gestione da 2 euro, oltre all’Iva dovuta.
Per chi acquista prodotti a basso costo su Temu, Shein o altre piattaforme internazionali, il cambiamento principale sarà quindi l’assenza di un terzo prelievo italiano, non il ritorno agli acquisti senza oneri doganali.
Mentre il dazio temporaneo da 3 euro imposto dall’Unione Europea vale solo per le spedizioni da Paesi extra-Ue di importo inferiore ai 150 euro, la tariffa doganale da 2 euro scattata oggi non ha limiti di valore nè di durata e si applica a tutte le vendite di beni importati da Paesi situati al di fuori dell’Unione Europea. Lo ricorda Adusbef, che sottolinea come i due balzelli siano soggetti ad Iva e debbano essere pagati sempre, anche in caso di reso della merce acquistata.
La tariffa di gestione da 2 euro è infatti dovuta dal momento in cui la dogana accetta la dichiarazione, perché è da quel momento che l’amministrazione esegue i controlli – spiega Adusbef – Questo significa che la tariffa doganale non è rimborsabile nel caso in cui il consumatore proceda ad effettuare il reso della merce acquistata, ed è sempre dovuta anche se la merce non viene svincolata o la dichiarazione viene invalidata, perché la dogana ha comunque trattato la richiesta.
Sia sul dazio che sulla tassa di gestione si paga poi l’Iva, ed é questa l’unica parte che può essere rimborsata in caso di reso.
“E’ importante spiegare ai consumatori che entrambi i balzelli, sia la tassa da tre euro che la tariffa doganale da due euro, si pagano non sul pacco ma sul suo contenuto e valgono per ogni singolo articolo merceologico della spedizione: ad esempio se il pacco contiene cinque pantaloni realizzati con cinque materiali diversi, dazio e tariffa doganale dovranno essere pagati 5 volte” – avvisa il presidente Antonio Tanza.





















