Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Coordinamento Agricoltori Basilicata:
“Note, repliche, controrepliche. Da giorni la maggioranza che guida la Regione si scambia accuse su lealtà e posizionamenti.
Le liti interne non ci riguardano: siamo agricoltori, apartitici.
Una frase però l’abbiamo letta bene: in agricoltura ci sono “forti criticità” e “assenza di condivisione”. A scriverlo, stavolta, è chi governa.
Benvenuti. Meglio tardi che mai. Lo ripetiamo da mesi: in strada, davanti al portone chiuso, in Commissione.
Lo dicevamo già con l’emergenza idrica, quando a salvarci non furono le decisioni, ma la pioggia.
E a chi solo adesso scopre il problema chiediamo: qual è la vostra proposta? Perché nei campi siamo allo stremo, e il tempo è finito.
Ragioniamo da lucani che lavorano in proprio, abituati a fare tanto con poco.
E in azienda le regole sono chiare: obiettivi, tempi, responsabilità.
Quando un reparto non rende e lo riconoscono perfino i soci, non si convoca l’ennesima riunione: si cambia chi lo dirige.
Se il settore è in ginocchio, se chi doveva intervenire non l’ha fatto, se il Tavolo Verde ha fallito, la ricetta è una sola: nuovi interpreti e nuovo metodo. Per questo le dimissioni di Cicala le abbiamo chieste dal primo momento, e le confermiamo.
Nel frattempo, dei 25 milioni annunciati, nelle aziende non si è visto un centesimo. E mentre si organizzano convegni dal titolo “Coltiva Italia”, qui le campagne si svuotano.
Facciamo un bilancio, da imprenditori.
Noi diciamo che, a oggi, contro il caro gasolio all’agricoltura lucana è arrivato zero.
Ora tocca a voi: diteci cosa ci avete dato e cosa ci darete. Con le carte.
Ragionate da imprenditori anche voi, non da politici delle mille parole.
Il 3 novembre, in Consiglio regionale, ci aspettiamo risposte su quattro punti: l’importo per azienda, l’atto e la data di pagamento; la quota fissa delle royalties del petrolio destinata ogni anno al carburante agricolo, per regola e non per favore; quando verrà rifondato il Tavolo Verde, aperto a coordinamenti e organizzazioni di produttori; il nome di chi risponde di quanto è mancato.
Risposte da dare in aula, alla luce del sole, non in incontri informali tra amici. A meno che qualcuno non pensi di tirare avanti fino a gennaio 2027, per aprire una crisi politica quando conviene. Ma i campi non seguono i calendari dei palazzi.
Noi a questa terra ci crediamo, e non abbiamo intenzione di lasciarla andare. La politica può permettersi di litigare ancora. Gli agricoltori non possono permettersi di pagare ancora.
I conti li sappiamo fare. E sappiamo anche presentarli”.





















