Maxi inchiesta sul caporalato, coinvolta anche la Basilicata: “Il bisogno di lavorare non può diventare uno strumento di ricatto”! La denuncia

«Quanto emerge dall’operazione antimafia “Master”, riportata oggi dalla stampa, descrive un quadro inquietante che non può lasciare indifferenti.

Se le accuse saranno confermate, ci troveremmo davanti a un sistema organizzato capace di trasformare il bisogno di lavorare e la fragilità di tanti braccianti in un vero e proprio meccanismo di sfruttamento e ricatto».

Lo dichiara Raffaele Apetino, Segretario Generale della FAI CISL Basilicata, commentando l’inchiesta sul caporalato che coinvolge anche il territorio lucano.

«Il dato che preoccupa maggiormente è la capacità del fenomeno di evolversi.

Il caporalato non è più soltanto il caporale che recluta manodopera nei campi: dietro lo sfruttamento possono svilupparsi reti articolate, intermediazioni illecite e meccanismi capaci di aggirare le regole.

Per questo l’azione investigativa delle Forze dell’Ordine e della Magistratura è fondamentale e merita il nostro pieno sostegno».

«Le condizioni descritte – salari sottratti, turni massacranti, riposi negati, trasporti e alloggi degradanti, minacce e ricatti – se accertate rappresenterebbero una negazione radicale della dignità del lavoro.

Un lavoratore agricolo non può mai essere ridotto a uno schiavo moderno.

Chi produce ricchezza nei nostri campi deve avere un contratto regolare, una retribuzione giusta, sicurezza e condizioni di vita e di lavoro dignitose».

Apetino pone poi con forza la questione del possibile coinvolgimento di operatori di CAF e Patronati:

«Su questo dobbiamo essere chiarissimi: se un CAF o un Patronato, o chi opera al loro interno, utilizza la propria funzione per favorire caporalato, sfruttamento, frodi o qualsiasi altra attività illecita, bisogna colpire senza se e senza ma.

Non possono esistere zone franche e non può esserci alcuna tolleranza.

CAF e Patronati nascono per assistere e tutelare lavoratori e cittadini, soprattutto quelli più fragili.

Chi utilizza questi presìdi per alimentare circuiti di sfruttamento tradisce la loro funzione sociale e danneggia anche le migliaia di operatori che ogni giorno svolgono con correttezza e professionalità il proprio lavoro.

Chi sbaglia deve pagare e, laddove siano accertate responsabilità, devono essere applicate con rigore tutte le sanzioni e i provvedimenti previsti dalla legge nei confronti delle persone e delle strutture coinvolte.»

Per il Segretario Generale della FAI CISL Basilicata, tuttavia, «non possiamo limitarci a intervenire quando lo sfruttamento è già avvenuto.

Dobbiamo arrivare prima.

La Legge 199 contro il caporalato ha messo a disposizione strumenti importanti, ma occorre rafforzarne concretamente l’applicazione sul territorio, aumentando controlli, prevenzione e capacità di intercettare le situazioni di maggiore vulnerabilità».

«In Basilicata chiediamo di rafforzare una rete permanente contro il caporalato, mettendo insieme Regione, Prefetture, Ispettorato del Lavoro, INPS, Forze dell’Ordine, organizzazioni sindacali e datoriali, Comuni e tutti i soggetti interessati.

Bisogna incrociare i dati, controllare le filiere, garantire trasporti legali verso i luoghi di lavoro, affrontare il problema degli alloggi e aumentare la presenza delle istituzioni direttamente nei territori».

«Come FAI CISL Basilicata continueremo a stare nei campi, tra i lavoratori e nelle aziende sane, perché la lotta al caporalato si vince anche rompendo il muro della paura.

Allo stesso tempo dobbiamo difendere le tantissime imprese agricole lucane che rispettano contratti, lavoratori e regole e che subiscono la concorrenza sleale di chi cerca profitto attraverso lo sfruttamento».

Apetino conclude con un messaggio:

«Non guarderemo in faccia nessuno: caporali, imprenditori, intermediari, professionisti, CAF o Patronati eventualmente coinvolti.

Chiunque costruisca il proprio profitto sulla disperazione e sulla vulnerabilità dei lavoratori deve essere perseguito con la massima fermezza.

Senza se e senza ma.

La Basilicata deve stare dalla parte del lavoro regolare, della legalità e della dignità delle persone.

La schiavitù nei campi non è lavoro: è un crimine contro la dignità umana».