Morì a 17 anni, ma continua a interrogare i giovani: a Bernalda toccante la storia di Marco Gallo. I dettagli

La ricerca della felicità, il desiderio di vivere intensamente e il valore di un’amicizia capace di accompagnare le domande più profonde dell’esistenza sono stati al centro della seconda serata di incontri dell’Happening 2026 di Bernalda, dedicata alla figura di Marco Gallo, il giovane morto nel 2011, a soli 17 anni, per il quale il 7 marzo scorso è stata aperta dall’Arcidiocesi di Milano la causa di canonizzazione.

A introdurre l’incontro, in piazza Plebiscito, è stato Andrea Borraccia, che ha ripercorso alcuni passaggi della breve ma intensa vita di Marco attraverso i suoi scritti, le testimonianze degli amici e della famiglia e alcuni contributi video.

Ha sottolineato Borraccia:

«Quello di Marco non è appena un ricordo».

La sua vicenda continua infatti a provocare soprattutto per la radicalità con cui, fin da giovanissimo, prese sul serio la domanda sulla felicità.

«Sento un bisogno incontenibile di dare un significato alla giornata», scriveva già in terza media.

Una ricerca che attraversava ogni aspetto della sua vita: la scuola, lo sport, le amicizie, la fede.

Marco non voleva semplicemente lasciarsi trascinare dagli avvenimenti, ma cercava di comprenderne il significato, fino a domandare agli amici: «Ma tu sei felice?».

Nel suo cammino fu decisivo l’incontro con un professore e con alcuni amici di Gioventù Studentesca, nei quali riconobbe una possibilità nuova di affrontare le proprie domande.

Da qui la scoperta dell’amicizia non semplicemente come compagnia, ma come luogo nel quale verificare se fosse davvero possibile vivere con più gusto e pienezza.

La parte più significativa della serata è stata affidata proprio ad alcuni ragazzi di GS, che dopo aver letto il libro Marco Gallo.

Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare hanno raccontato ciò che l’incontro con la sua esperienza ha provocato nella loro vita.

Ne è emersa l’immagine di un coetaneo, più che di un personaggio lontano: un ragazzo attraversato da dubbi, inquietudini e desideri, ma incapace di accontentarsi.

«Io voglio vivere, non voglio limitarmi ad esistere», ha detto una delle giovani intervenute, raccontando come la lettura degli scritti di Marco l’abbia spinta a guardare con maggiore serietà il proprio desiderio di felicità.

Un’altra testimonianza ha richiamato una breve preghiera ritrovata nel portafoglio di Marco dopo la sua morte, nella quale il giovane prometteva di vivere ogni giornata «come se fosse l’ultimo mio giorno di vita», aprendosi alla ricerca del Mistero e a ciò che la realtà gli avrebbe posto davanti.

A conclusione dell’incontro è tornata così la provocazione che ha attraversato tutta la serata: non accontentarsi, non rinunciare alla domanda di felicità e provare a vivere ogni circostanza da protagonisti.

«Da stasera abbiamo un amico in più che è Marco Gallo», è stato il saluto conclusivo dell’incontro, con l’invito rivolto soprattutto ai giovani, ma anche a genitori ed educatori, a non abbassare la misura della proposta e a continuare a creare luoghi nei quali le domande dei ragazzi possano essere accolte e accompagnate.