Dopo il via libera del Mef diventa realtà il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031.
Si tratta dello strumento centrale di programmazione delle attività di prevenzione e promozione della salute che il Servizio sanitario nazionale deve garantire in modo uniforme sul territorio nazionale.
Il Piano definisce priorità, obiettivi, programmi e standard che Regioni e Province autonome devono poi tradurre nei rispettivi territori attraverso l’adozione dei loro Piani regionali.
Proprio in vista della definizione del nuovo Piano regionale di prevenzione, la Cisl Basilicata sollecita l’avvio del confronto con la Regione Basilicata.
Spiega la segretaria regionale della Cisl Basilicata, Luana Franchini:
“Il nuovo Piano nazionale e i conseguenti Piani regionali sono chiamati a rafforzare gli interventi tradizionali e i risultati ottenuti, in continuità con l’approccio “One Health”, per affrontare in maniera sistemica e coordinata le connessioni tra salute umana, animale e ambientale.
In particolare, il Piano regionale, in quanto strumento operativo per l’attuazione dei Lea dell’area “Prevenzione collettiva e sanità pubblica”, deve essere strutturalmente integrato nella rete territoriale prevista dal DM 77/2022, presupposto fondamentale per garantire prossimità, accessibilità e continuità degli interventi di prevenzione, a partire dagli screening oncologici, le vaccinazioni, la promozione di stili di vita salutari, la sfida dell’invecchiamento attivo.
Il nostro auspicio è che con la pianificazione 2026-2031 si superino le disparità, oggi significativamente presenti tra le regioni, con disuguaglianze nell’accesso ai servizi e nella qualità degli interventi”, punto che per Franchini “rimane una sfida prioritaria per garantire equità e omogeneità su scala nazionale, attraverso azioni trasversali attinenti l’intersettorialità, la formazione, la comunicazione, l’equità, la responsabilità e la trasparenza”.
Due le scadenze importanti:
- entro il 30 settembre le Regioni dovranno inserire nella piattaforma nazionale gli elementi necessari a valutare la correttezza e corrispondenza della pianificazione regionale agli obiettivi generali fissati dal Piano nazionale;
- entro il 31 dicembre 2026 le stesse regioni dovranno adottare con atto formale i nuovi Piani regionali di prevenzione.
«È necessario attivare quanto prima il confronto con il sindacato per la stesura di un documento di grandissima importanza per il profilo di salute ed equità della comunità lucana», spiega la segretaria regionale della Cisl.
Un confronto ancora più urgente se si pensa che «le caratteristiche socio demografiche della nostra regione sono quelle tipiche di una società anziana».
Secondo Franchini questo significa che
“è necessario, più che altrove, investire nella prevenzione, nell’accessibilità alle cure e nella promozione di corretti stili di vita, e invertire una tendenza che vede la Basilicata di anno in anno perdere posizioni nella classifica regionale del ranking dei livelli essenziali di assistenza del ministero della Salute.
Ricordiamo che nel 2017 la Basilicata era all’undicesimo posto, mentre nel 2024 è scesa al diciottesimo: retrocedere di sette posizioni significa che è peggiorato il profilo di salute di un’intera comunità.
Riteniamo che la definizione del Piano regionale di prevenzione, con un attento e mirato studio dei dati epidemiologici e del profilo reale di salute della comunità, unito ad un vero confronto nel merito con le organizzazioni sindacali, possa rappresentare l’occasione per invertire la tendenza”.





















