Basilicata, dai distributori indipendenti alla benzina del sindaco: cinque proposte per difendere imprese, concorrenza e piccoli comuni

Estraiamo petrolio dalla nostra terra, contribuiamo alla sicurezza energetica nazionale, ma continuiamo a pagare benzina e gasolio più della media italiana.

È il paradosso della Basilicata, dove il caro carburanti pesa su famiglie, lavoratori e imprese.

A questo si aggiunge un problema poco conosciuto: la crisi dei distributori indipendenti, le cosiddette pompe bianche, che acquistano carburante all’ingrosso senza appartenere alle grandi compagnie petrolifere.

Mentre queste ultime possono applicare prezzi calmierati nella propria rete, i piccoli distributori rischiano di acquistare benzina e gasolio a prezzi persino superiori a quelli praticati alla pompa dai concorrenti. Possono così trovarsi costretti a vendere in perdita o a perdere clienti, rischiando la chiusura.

Una distorsione denunciata da Assopetroli-Assoenergia al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, particolarmente preoccupante in Basilicata, dove, secondo Confartigianato, 32 comuni sono già privi di distributori.

Il Direttivo regionale di Futuro Nazionale Basilicata, attraverso un proprio tavolo tecnico, ha elaborato cinque proposte concrete da sottoporre alla Regione.

Dichiara Giulio Curatella, responsabile regionale di Futuro Nazionale Basilicata:

“Difendere i consumatori non può significare condannare alla chiusura i piccoli distributori.

Meno imprese significa meno concorrenza, meno occupazione e il rischio di prezzi ancora più alti.

Nei piccoli comuni perdere un distributore significa perdere un servizio essenziale”.

Cinque le proposte del Direttivo regionale:

1. Tavolo regionale sui carburanti. Convocare distributori indipendenti, consumatori, agricoltori, autotrasportatori ed enti locali per individuare soluzioni operative.

2. Tutela della distribuzione indipendente. Censire gli impianti, monitorare prezzi, margini e occupazione, segnalando eventuali distorsioni della concorrenza alle autorità competenti.

3. Sostegno alle piccole imprese e “benzina del sindaco”. Verificare strumenti regionali di garanzia e liquidità per i distributori in difficoltà e valutare, nei comuni a rischio di perdere il servizio, modelli di gestione comunale o convenzionata. Come a Valle Castellana, in Abruzzo, dove il Comune gestisce l’unico distributore, consentendo risparmi fino a 20 centesimi al litro.

4. Interventi per agricoltura e autotrasporto. Individuare misure regionali mirate per alleviare l’impatto del caro carburanti sui costi produttivi delle imprese lucane.

5. Trasparenza sul GPL di Tempa Rossa. Chiediamo alla Regione di chiarire le effettive ricadute economiche della produzione di GPL a Tempa Rossa, verificando il trattamento ai fini delle royalties e gli eventuali benefici per il territorio. Abbiamo già chiesto chiarimenti, ma attendiamo ancora una risposta.

«Non chiediamo alla Regione di intervenire sulle accise o di fissare i prezzi dei carburanti, competenze statali. Chiediamo che eserciti pienamente i propri poteri, tuteli le imprese e garantisca trasparenza sulle nostre risorse energetiche».

La Basilicata non può continuare a essere una terra dalla quale si estrae ricchezza senza che questa si traduca in benefici concreti per chi ci vive.

Futuro Nazionale Basilicata chiede alla Giunta regionale di aprire immediatamente un confronto sulle cinque proposte, coinvolgendo le categorie interessate.

«Estraiamo petrolio dalla nostra terra, ma continuiamo a pagare carburanti più cari della media nazionale. Vogliamo sapere quale ricchezza torna realmente ai lucani. Basta annunci: servono risposte, numeri e interventi concreti».