Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del consigliere regionale Roberto Cifarelli sul tema del caro carburanti e sulla proposta di avviare in Basilicata una sperimentazione del lavoro di prossimità, a partire dai dipendenti della Regione e dagli enti del sistema regionale.
La proposta punta a ridurre il pendolarismo evitabile attraverso l’utilizzo delle sedi pubbliche presenti sul territorio, consentendo, laddove le mansioni lo permettano, di lavorare più vicino al proprio luogo di residenza:
“L’aumento del prezzo dei carburanti, e le previsioni tutt’altro che rassicuranti per le prossime settimane, per cui il gasolio potrebbe raggiungere 2,50 euro/litro, ripropongono con forza una questione che in Basilicata assume un peso particolare: quella della mobilità obbligata di tantissimi lavoratori che ogni giorno percorrono decine, e talvolta centinaia, di chilometri per raggiungere il proprio luogo di lavoro.
Non è una riflessione che nasce oggi.
Già negli anni scorsi, quando il costo della benzina e del gasolio era ben lontano dai livelli attuali, avevo chiesto alla Giunta regionale di sperimentare una diversa organizzazione del lavoro pubblico, partendo proprio dalla Regione Basilicata per offrire un esempio alle altre pubbliche amministrazioni e, per quanto possibile, stimolare una riflessione anche nel mondo delle imprese.
Nel frattempo il Consiglio regionale ha approvato una specifica legge sul lavoro agile, primo firmatario Piero Lacorazza e che anch’io ho sottoscritto. Esiste dunque anche un quadro legislativo regionale all’interno del quale quella sperimentazione può trovare spazio.
La proposta che ho sostenuto in questi anni, però, non coincide con il semplice lavoro da casa.
Ho sempre pensato ad una vera rete di lavoro di prossimità: utilizzare le sedi che la Regione possiede nei diversi territori e, dove necessario, stipulare accordi con i Comuni e con altri enti pubblici per mettere a disposizione luoghi attrezzati e collegati digitalmente nei quali i dipendenti possano svolgere, quando le mansioni lo consentono, la propria ordinaria attività lavorativa senza essere costretti ogni giorno a raggiungere una sede distante decine di chilometri.
Questa soluzione consentirebbe, volendo, di decentrare servizi regionali oggi erogati esclusivamente nel capoluogo di regione.
In altre parole non propongo di lavorare meno, non necessariamente lavorare da casa, ma lavorare più vicino a casa.
È un’impostazione che tiene insieme efficienza amministrativa e qualità della vita.
Il lavoro svolto esclusivamente nella propria abitazione, soprattutto se protratto nel tempo, rischia infatti di cancellare la separazione tra vita privata e professionale e di impoverire quella dimensione relazionale che è parte importante del benessere di chi lavora.
I luoghi di lavoro di prossimità consentono invece di mantenere relazioni, organizzazione e identità professionale, riducendo al tempo stesso gli spostamenti non necessari. E oggi c’è una ragione ulteriore per farlo.
Con il forte aumento del prezzo dei carburanti, ogni chilometro evitabile si traduce in un risparmio reale per le famiglie.
Per tanti lavoratori lucani l’automobile non è una scelta, ma una necessità anche per le caratteristiche del nostro territorio e per i limiti del sistema di trasporto pubblico.
Ridurre il pendolarismo evitabile significa quindi difendere una parte del reddito dei lavoratori senza ricorrere a bonus o nuovi trasferimenti di denaro pubblico.
Significa anche consumare meno carburante, ridurre le emissioni e restituire alle persone una parte del tempo che oggi trascorrono ogni giorno in automobile.
Per questo credo sia arrivato il momento che la Regione Basilicata dia il buon esempio, avviando una sperimentazione concreta del lavoro di prossimità per i propri dipendenti e coinvolgendo progressivamente gli enti del sistema regionale.
E mi auguro che questa possa essere, se già non lo è, anche una battaglia delle organizzazioni sindacali.
Il caro carburanti rende oggi più evidente un problema che esiste da tempo, ma la questione va ben oltre l’emergenza di queste settimane.
Riguarda il modo in cui immaginiamo il lavoro pubblico, il benessere delle persone, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, in una regione come la nostra, persino il rapporto tra istituzioni e territorio.
Su questo credo ci siano tutte le condizioni per aprire un confronto tra Regione e organizzazioni sindacali e provare a costruire insieme un modello che possa poi essere proposto alle altre pubbliche amministrazioni lucane e diventare, nel rispetto dell’autonomia organizzativa delle imprese, anche uno stimolo per il settore privato.
La Basilicata, proprio perché è una regione di piccoli comuni, grandi distanze e forte pendolarismo, potrebbe trasformare una propria fragilità in un’occasione di innovazione.
La legge regionale c’è.
Le tecnologie ci sono. Le sedi sul territorio, almeno in parte, ci sono già.
Cominciamo dalla Regione Basilicata e dimostriamo concretamente che si può lavorare bene senza essere costretti, quando non è necessario, a viaggiare ogni giorno per lavorare”.





















