“Le parole dell’amministratore delegato di TIM e presidente di Asstel, Pietro Labriola, secondo cui nella filiera dei call center 100mila persone rischiano il posto nei prossimi 18 mesi, sono un campanello d’allarme che nessuno può ignorare.
Labriola ha indicato nella digitalizzazione della Pubblica amministrazione una possibile opportunità per assorbire e valorizzare queste professionalità.
È su questa prospettiva che dobbiamo aprire subito una riflessione anche in Basilicata”.
Lo dichiara Pino Giordano, segretario provinciale UGL Matera, intervenendo sulla situazione di CallMat e sulle prospettive dell’intero comparto delle telecomunicazioni e dei contact center lucani.
Afferma Giordano:
“Quello che sta accadendo non può essere considerato una semplice vertenza aziendale.
CallMat è oggi il caso che ci preoccupa maggiormente per la dimensione occupazionale e per il ruolo del sito di Matera, ma dobbiamo guardare oltre.
Se a livello nazionale si parla di 100mila lavoratori potenzialmente a rischio, anche la Basilicata deve interrogarsi subito sul futuro di aziende e lavoratori della filiera.
Non possiamo aspettare che la crisi arrivi per poi rincorrerla.
Dobbiamo prevenirla.
Serve una precisa strategia industriale.
Il nostro appello a TIM e al MIMIT è diretto: prendano in mano la questione Basilicata e la considerino per quello che è, una necessità occupazionale e industriale che riguarda un intero territorio.
TIM è un committente strategico per la filiera e deve considerare le conseguenze delle proprie scelte sui territori; il MIMIT, dal canto suo, deve assumere una funzione di regia davanti a una trasformazione che rischia di avere conseguenze profonde sull’occupazione.
Non chiediamo assistenzialismo né scorciatoie.
Chiediamo una politica industriale capace di accompagnare la trasformazione del settore e un tavolo immediato con Regione Basilicata, IPZS, aziende, organizzazioni sindacali e lavoratori.
Se la digitalizzazione della Pubblica amministrazione può diventare, come ha indicato Labriola, un’occasione per assorbire professionalità oggi a rischio, bisogna agire adesso”.
Prosegue Giordano:
“In questo scenario ribadiamo il nostro apprezzamento alla dirigenza CallMat e ai suoi lavoratori.
L’azienda sta sostenendo sacrifici enormi per mantenere il sito di Matera e salvaguardare 350 posti di lavoro.
È un impegno che riconosciamo e che merita rispetto.
CallMat ha rappresentato per anni un punto di riferimento occupazionale per Matera e per la Basilicata.
Dietro quei 350 posti ci sono persone, famiglie, competenze e futuro. Per questo CallMat non deve essere lasciata sola.
Se l’azienda sta facendo la propria parte, ora è necessario che la facciano anche il committente e le istituzioni.
C’è poi una data che non possiamo più eludere: il 31 dicembre 2026. Quella data non può trasformarsi in una spada di Damocle sulla testa di 350 lavoratori e delle loro famiglie.
Non possiamo arrivare alla fine del 2026 senza aver costruito una prospettiva industriale.
Il futuro non può essere deciso all’ultimo momento: deve essere progettato adesso.
Chiediamo quindi a TIM di chiarire le prospettive per il sito e al MIMIT di intervenire affinché la Basilicata venga inserita a pieno titolo nelle strategie nazionali sulla trasformazione digitale e sulla riconversione del comparto.
Le parole di Labriola contengono un elemento sul quale dobbiamo concentrarci: la digitalizzazione della Pubblica amministrazione può rappresentare una grande occasione di lavoro.
Questa opportunità deve essere raccolta anche in Basilicata.
Non possiamo permettere che intelligenza artificiale e automazione vengano percepite soltanto come strumenti di sostituzione del lavoro.
Devono essere governate attraverso formazione, riqualificazione e riconversione professionale.
Se cambiano i servizi, dobbiamo formare i lavoratori per gestirli.
Se cambiano le tecnologie, dobbiamo aggiornare le competenze.
Matera ha già un patrimonio professionale: non partiamo da zero”.
Riconosciamo il merito dell’assessore Francesco Cupparo, che per primo si è attivato ponendo con forza la questione CallMat e del futuro occupazionale del territorio.
Quell’iniziativa ha acceso i riflettori su una situazione che oggi, alla luce delle parole di Labriola, assume una dimensione ancora più ampia. Ora però serve un salto di qualità: una progettualità vera, con tempi, interlocutori e obiettivi definiti.
In questa fase può avere un ruolo importante anche l’assessore regionale Cosimo Latronico, in particolare per le deleghe alla Sanità e al PNRR. La digitalizzazione della sanità sarà una delle trasformazioni più importanti per la Basilicata. Dobbiamo mettere in connessione PNRR, sanità digitale, innovazione, telecomunicazioni e occupazione.
Il PNRR non deve essere soltanto una fonte di finanziamento, ma una leva di sviluppo territoriale. La digitalizzazione della sanità può diventare uno dei terreni sui quali costruire nuove opportunità professionali e industriali.
Come UGL vogliamo essere chiari: la nostra preoccupazione non riguarda solo CallMat, ma tutti i lavoratori e tutte le realtà del comparto dei call center e delle telecomunicazioni presenti in Basilicata.
Se a livello nazionale si parla di 100mila lavoratori potenzialmente a rischio nei prossimi 18 mesi, nessuno può pensare che la nostra regione sia immune.
Dobbiamo evitare che crisi delle commesse, automazione, intelligenza artificiale, gare al massimo ribasso e delocalizzazioni indeboliscano un comparto che ha garantito per anni lavoro e servizi al territorio.
Per questo chiediamo a TIM e al MIMIT un’assunzione di responsabilità immediata. Serve una cabina di regia sulla Basilicata, con TIM, MIMIT, Regione, IPZS, aziende e sindacati allo stesso tavolo.
Serve una strategia che parta da CallMat ma guardi all’intera filiera.
Il 31 dicembre 2026 non può essere il giorno in cui inizieremo a chiederci cosa sarà di CallMat.
Deve essere la data entro la quale avremo già costruito una prospettiva.
Dietro i 350 lavoratori di CallMat ci sono 350 famiglie.
Dietro l’intero comparto lucano ce ne sono molte altre.
La Basilicata non può permettersi di perdere questo patrimonio.
Non chiediamo di fermare il futuro.
Chiediamo di costruirlo.
E vogliamo che quel futuro abbia un posto preciso sulla mappa: Matera e la Basilicata”.





















