È stato presentato ieri, nell’Aula Magna dell’I.C. Semeria-Minozzi-Festa sez. “G. Mascolo” di Irsina, alla comunità scolastica e alla cittadinanza, il dossier di candidatura di Irsina a Capitale Italiana della Cultura 2029, dal titolo “Il futuro abita i piccoli luoghi”.
Una scelta non casuale quella di presentare il progetto proprio a scuola, davanti alle nuove generazioni, perché la candidatura non vuole essere soltanto una competizione per ottenere un riconoscimento, ma soprattutto un percorso attraverso il quale una comunità è chiamata a interrogarsi sul proprio futuro, partendo dalla propria storia, dalle proprie radici e dalle risorse di cui dispone.
Il dossier, composto da 64 pagine, raccoglie e sintetizza la visione alla base della candidatura: trasformare la dimensione di piccolo centro, spesso percepita come un limite, in una possibilità di futuro, costruendo intorno alla cultura un progetto di sviluppo capace di coinvolgere la comunità, generare nuove opportunità e rafforzare il legame tra giovani e territorio.
È proprio il titolo del dossier a racchiudere la sfida di Irsina.
Essere un piccolo luogo non significa necessariamente essere periferici rispetto al futuro. Al contrario, la candidatura parte dall’idea che proprio nei piccoli borghi possano essere sperimentati nuovi modelli di vita, di comunità, di accoglienza e di sviluppo sostenibile.
Il futuro, dunque, non viene raccontato come qualcosa che deve necessariamente arrivare dall’esterno o come una condizione che richiede di abbandonare i piccoli centri.
Viene costruito a partire dai luoghi, dalla loro identità e dalla capacità di trasformare il patrimonio materiale e immateriale in nuove opportunità. Irsina prova così a ribaltare una narrazione spesso associata ai piccoli comuni: quella dello spopolamento, della marginalità e della necessità di partire.
La candidatura riconosce le difficoltà e non le nasconde, ma sceglie di partire da ciò che esiste e che può diventare una leva per il futuro: il centro storico, i paesaggi, i cammini, i monumenti, i beni culturali, l’acqua, il patrimonio agricolo e naturalistico, la capacità di accoglienza e una comunità che può diventare protagonista di un nuovo racconto.
Un futuro che non viene immaginato soltanto per chi oggi vive a Irsina, ma anche per chi è partito e potrebbe tornare, per chi sceglierà di restare e per chi arriverà da altri territori.
“Abbiamo voluto presentare il dossier qui, nella nostra scuola perché vogliamo che tutta la comunità sia partecipe di un’operazione importante, che definisce la nostra mission sulla cultura per i prossimi dieci anni”, ha dichiarato il sindaco Giuseppe Candela.
Rivolgendosi direttamente agli studenti, il sindaco ha ricordato come molti giovani siano cresciuti con l’idea che per costruire il proprio futuro fosse necessario andare via da Irsina.
“Non possiamo nascondere questa realtà – ha detto – ma non dobbiamo neanche dimenticare ciò che abbiamo. Soprattutto quando si è giovani, non sempre si ha piena consapevolezza delle peculiarità del luogo in cui si vive.
Dobbiamo dare loro la possibilità di vivere e costruire il proprio futuro in un luogo che abbia caratteristiche precise e opportunità”.
All’incontro è intervenuto anche il consigliere regionale Nicola Morea, già sindaco di Irsina, che ha ricordato come la candidatura rappresenti un ulteriore passaggio di un percorso iniziato molti anni fa.
“È un giorno importante – ha sottolineato Morea – perché quello che oggi stiamo presentando è il risultato di un percorso che abbiamo immaginato e costruito nel tempo, partendo dalla consapevolezza della nostra storia, delle nostre radici e della nostra bellezza”.
Un percorso che ha visto Irsina consolidare negli anni la propria presenza all’interno di circuiti e reti nazionali, dai Borghi più belli d’Italia all’Associazione dei Siti Storici dei Grimaldi, rafforzando al contempo la propria capacità di accoglienza e il carattere internazionale del centro storico.
“L’Amministrazione ha scelto oggi di intraprendere una strada ulteriore, difficile e complessa – ha aggiunto Morea – confrontandosi con realtà importanti. Ma al di là dell’esito della competizione, le linee tracciate nel dossier devono diventare traiettorie sulle quali lavorare nei prossimi anni”. Rivolgendosi agli studenti, Morea ha quindi affidato loro il compito di raccogliere il testimone:
“la capacità di immaginare il vostro futuro partendo da qui. Il patrimonio di Irsina non lo abbiamo creato noi: ci è stato consegnato. Abbiamo il dovere di valorizzarlo, trasformandolo anche in occasioni di lavoro e di crescita”.
A illustrare il dossier è stato Rocco Mangini, curatore del progetto, che ha raccontato la filosofia e l’impianto narrativo alla base della candidatura. “Il titolo – ha spiegato – nasce da una domanda: può esserci futuro nei piccoli luoghi? Noi crediamo di sì.
E non in maniera retorica. Abbiamo trasformato quello che potrebbe sembrare un limite, essere piccoli, in una sfida”. Il dossier costruisce il racconto di Irsina attraverso una lettura stratificata del territorio.
Un vero e proprio “sottosuolo” dal quale emerge la sua identità: l’acqua, elemento fondamentale del paesaggio e della storia locale, che riaffiora nei Bottini e nelle falde e che ha contribuito a plasmare il territorio; la roccia, con la particolare formazione geologica che caratterizza Irsina; il paesaggio agricolo, che cambia colore e forma attraverso le stagioni; fino ad arrivare al patrimonio storico, artistico e culturale.
Una stratificazione sulla quale è innestato anche il senso del logo e capace di essere metafora: Irsina è un luogo nel quale il passato non rappresenta un peso, ma costituisce la base sulla quale costruire il futuro.
Ed è proprio questa la sfida contenuta nel dossier: dimostrare che cultura, identità, patrimonio e innovazione possono convivere e diventare strumenti concreti per generare nuove opportunità.
Il futuro che Irsina vuole costruire appartiene soprattutto alle nuove generazioni.





















