Matera, 83° anniversario dell’insurrezione del 21 settembre 1943 ecco l’intervento del Presidente della Provincia e del Sindaco

A Matera in occasione dell’83° anniversario dell’insurrezione del 21 settembre 1943 ecco l’intervento del Presidente della Provincia di Matera e del Sindaco:

“Rivolgo il mio saluto alle illustrissime Autorità civili, militari e religiose, alle associazioni combattentistiche, all’ANPI, alle rappresentanze sindacali, al mondo della scuola e a tutti voi che avete voluto essere qui, questa mattina.

Ci ritroviamo, come ogni anno, in un giorno che è, allo stesso tempo, una ferita e un vanto della nostra città. L’83° anniversario dell’insurrezione del 21 settembre 1943 ci richiama a un dovere semplice e insieme grande: ricordare.

Ricordare con la commozione che si deve a chi ha pagato con la vita il prezzo della libertà, e con la lucidità che si deve alla storia, perché il ricordo non resti soltanto emozione, ma diventi consapevolezza.

Quel giorno Matera pagò un prezzo altissimo: diciotto cittadini caduti nelle strade della città e ventisei vittime complessive in quelle drammatiche ore di rivolta contro l’occupante nazista. Uomini e donne, spesso giovanissimi, che si opposero all’ennesimo saccheggio della propria città e al tentativo dei nazifascisti di lasciarla al buio, assediando il palazzo dell’elettricità prima di andarsene.

Materani che scelsero di non lasciarsi depredare della propria terra, delle proprie risorse, della propria luce. Per questo Matera fu la prima città dell’Italia meridionale a insorgere contro l’oppressione nazifascista: un primato di coraggio di cui questa comunità ha ogni diritto di essere fiera, e che dobbiamo continuare a raccontare, perché diventi patrimonio comune e non soltanto pagina di un libro.

Lo dobbiamo alle nuove generazioni, prima di tutto. Perché conoscere la propria storia significa sapere chi si è e dove si è diretti, ed evitare di ripetere gli errori del passato. E lo dobbiamo anche al tempo che passa: sono sempre di meno le voci di chi quei giorni li ha vissuti sulla propria pelle, e sempre di più la responsabilità che ricade su di noi nel custodire quella memoria e trasmetterla con onestà intellettuale, senza retorica e senza sconti.

Lo facciamo, quest’anno, in un contesto internazionale che non possiamo far finta di non vedere. Guerre che insanguinano l’Europa e il Mediterraneo, conflitti che sembravano appartenere ai libri di storia e che invece tornano a bussare alla porta dell’attualità, tensioni che rimettono in discussione confini, diritti, vite umane.

Proprio per questo la memoria del 21 settembre non è un rito che si esaurisce in un giorno: è un argine. È il ricordo di cosa accade quando la violenza prevale sul diritto, e di quanto valga la pena resistere, anche a costo della vita, perché quel prevalere non diventi la norma. La Resistenza materana ci parla ancora oggi, con la stessa urgenza di allora.

Su quelle radici è cresciuta la nostra Costituzione, che non è un testo da citare nelle occasioni solenni e poi archiviare, ma la casa comune dei nostri diritti e dei nostri doveri: libertà, eguaglianza, solidarietà, pace, lavoro. Valori che vanno difesi ogni giorno, nelle scelte piccole e grandi, perché la Resistenza, lo dico soprattutto ai più giovani qui presenti, non è un evento concluso ottantatré anni fa: è un atteggiamento che ci riguarda ancora, oggi.

E in questo, consentitemi una riflessione che sento vicina al ruolo che rappresento.

L’insurrezione del 21 settembre non fu il gesto isolato di pochi, ma la reazione di una comunità che seppe restare unita nel momento più difficile. Quello stesso spirito di unità deve continuare a guidare la Provincia che ho l’onore di presiedere: un Ente che, pur tra difficoltà e incertezze istituzionali, resta il punto di raccordo tra i Comuni del nostro territorio, dalle città alla costa jonica, dal materano al metapontino. Come allora l’unità dei materani fu la loro forza, così oggi il compito della Provincia è essere luogo di coesione, di prossimità, di servizio, perché questo territorio cresce solo se cresce insieme.

Ai giovani che oggi sono qui, e a quelli che ci guardano dalle loro classi, voglio ripetere le parole che negli anni sono risuonate su questo stesso sagrato: non lasciatevi mai depredare della vostra terra, delle vostre energie, dei vostri sogni. Non permettete a nessuno di lasciarvi al buio. Difendete con le unghie e con i denti ciò in cui credete, come fecero i vostri coetanei di allora, e sarete donne e uomini liberi in un mondo libero.

Che la luce del 21 settembre continui a guidarci.

Viva la democrazia, viva Matera, viva l’Italia!”.

Questo l’intervento del Sindaco Nicoletti:

Autorità civili, militari e religiose,

rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma,

care cittadine e cari cittadini,

care ragazze e cari ragazzi,

torniamo a celebrare il 21 settembre, una data che appartiene alla nostra coscienza collettiva. È il giorno nel quale la nostra città, nel 1943, scelse di non piegarsi alla violenza e all’oppressione. Una scelta pagata con il sangue, che ancora oggi ci chiede di ricordare e, soprattutto, di interrogarci sul significato autentico della parola libertà.

Ottantatré anni fa, nelle strade di Matera, uomini e donne comuni si trovarono davanti a una scelta straordinaria. Non erano gli eroi che abitualmente immaginiamo. Erano cittadini: lavoratori, giovani, madri, padri di famiglia, persone che avevano conosciuto le difficoltà della guerra e che, in quelle ore drammatiche, decisero di difendere la propria dignità e quella della propria comunità.

La loro ribellione rappresentò un atto di coraggio civile e umano.

Dalle cronache di quei giorni, dai rapporti delle forze dell’ordine e degli alleati, emerge un dettaglio che colpisce: accanto al racconto della violenza, si registrò scrupolosamente ogni sopruso — un maiale rubato, delle galline, biancheria, stoviglie portate via dalle case. È proprio in questa apparente banalità che si misura la vera natura dell’oppressione: essa non si limita ai grandi crimini della Storia, ma si insinua nella vita di tutti i giorni, nelle cose più semplici.

Molti pagarono con la vita quella scelta. A loro, oggi, rivolgiamo il nostro pensiero riconoscente. I nostri morti sono morti per la libertà — non la loro, ma la nostra: perché dopo ottant’anni potessimo essere uomini e donne liberi, liberi da ogni oppressione. Alle vittime dell’insurrezione di Matera dobbiamo non soltanto un ricordo, ma un impegno: quello di non disperdere il significato di ciò che accadde.

La Medaglia d’Oro al Valor Civile e la Medaglia d’Argento al Valore Militare conferite alla nostra città sono il riconoscimento di una pagina importante della nostra storia. Da Matera, del resto, ebbe inizio la liberazione del Mezzogiorno continentale: un fatto che ci ricorda il ruolo che i Comuni, le nostre città, hanno avuto nella storia d’Italia ancor prima che nascesse la Repubblica. Ma nessuna medaglia può raccontare da sola il dolore, la paura e il coraggio di quei giorni, di quegli uomini e donne nostri concittadini.

A raccontarli dobbiamo essere noi.

E dobbiamo farlo soprattutto alle nuove generazioni, nelle case, a scuola, perché una memoria che non viene trasmessa rischia, con il passare del tempo, di diventare soltanto una data. Mio padre se lo ricordava, e me lo raccontava: io, fortunatamente, non l’ho vissuto. Ma quel racconto, tramandato, è diventato parte di me — ed è questo che dobbiamo continuare a fare, di generazione in generazione.

Ricordare il 21 settembre significa parlare del passato, ma anche del nostro presente.

Significa chiederci che cosa intendiamo oggi quando pronunciamo parole come libertà, democrazia, diritti, dignità e pace.

Sono parole che rischiano di apparire scontate proprio quando ne abbiamo maggiormente bisogno.

Per chi è nato e cresciuto in un’Europa in pace, la guerra può sembrare qualcosa di lontano, appartenente ai libri di storia, ad altri posti del pianeta. Eppure, guardando ciò che accade nel nostro continente, nel Mediterraneo e in tante altre parti del mondo, comprendiamo quanto fragile possa essere l’equilibrio sul quale abbiamo costruito la nostra società.

Le immagini che ogni giorno arrivano dalle zone di conflitto ci ricordano una verità semplice e terribile: qualunque sia la tecnologia utilizzata, qualunque sia il nome attribuito a un’operazione militare, a pagare il prezzo della guerra sono sempre le persone, bambini, donne e uomini, famiglie costrette a lasciare le proprie case, persone che vedono cancellato in pochi istanti ciò che avevano costruito in una vita intera.

Di fronte a tutto questo non possiamo essere indifferenti.

Matera, proprio perché porta nel proprio DNA la memoria della guerra e della rinascita, deve continuare a essere una città capace di parlare di pace.

Una pace intesa come una responsabilità quotidiana: nel rispetto degli altri, nel rifiuto della violenza, nella capacità di ascoltare chi è diverso da noi, nella difesa della dignità di ogni persona.

La storia di Matera, del resto, ci insegna che dalle difficoltà si può uscire, con impegno e con tenacia.

La nostra città ha conosciuto povertà, marginalità, abbandono. I Sassi, per lungo tempo considerati il simbolo di una condizione di arretratezza, sono diventati nel tempo patrimonio UNESCO e uno dei luoghi più conosciuti e amati al mondo.

Capitale Europea della Cultura, capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.

Ma Matera non deve vivere soltanto della propria memoria. Deve trasformare la memoria in energia per il futuro.

E proprio per questo dobbiamo continuare a coltivare il dialogo con l’Europa, con il Mediterraneo e con le comunità del mondo, anche come città. La cultura, l’incontro e la conoscenza reciproca sono strumenti attraverso i quali possiamo costruire ponti là dove altri costruiscono muri.

È anche questo il significato di essere Matera: una città antica che non ha paura di confrontarsi con il futuro.

Care cittadine e cari cittadini,

oggi, davanti ai nostri caduti, siamo qui per assumere una responsabilità.

La libertà che ci è stata consegnata non è un’eredità che possiamo considerare acquisita una volta per tutte. Ogni generazione deve imparare a difenderla.

La democrazia vive della partecipazione, del rispetto delle istituzioni, della libertà di esprimere le proprie idee e, allo stesso tempo, della capacità di riconoscere quelle degli altri.

La pace comincia anche da qui: dalla capacità di considerare l’altro non come un nemico, ma come una persona.

È un compito che riguarda tutti noi.

Ma riguarda in modo particolare i giovani.

A voi, ragazze e ragazzi, voglio rivolgere un pensiero speciale.

Voi che non avete conosciuto, come me, direttamente la guerra che ha attraversato la vita dei vostri nonni e dei vostri bisnonni. Avete però davanti un mondo che può apparire, come è, complesso, incerto e talvolta difficile da comprendere.

Potreste avere l’impressione che le grandi sfide del nostro tempo siano troppo grandi per essere affrontate da ciascuno di noi.

Non è così.

La storia del 21 settembre 1943 ci dimostra che anche le persone comuni possono compiere scelte straordinarie.

Non vi chiediamo di essere eroi. Vi chiediamo di essere cittadini. Di non voltare lo sguardo davanti alle ingiustizie. Di studiare, conoscere, discutere, partecipare. Di avere il coraggio delle vostre idee, e il rispetto per quelle degli altri.

A voi, ragazze e ragazzi di Matera, e a chi frequenta le nostre scuole: dovete essere orgogliosi di essere materani. Non perché ve lo dice il sindaco, ma perché questo orgoglio dovete scoprirlo, studiando la nostra storia, portando inciso nella memoria ciò che altri hanno fatto per noi. E non dobbiamo pensare di essere esenti da responsabilità: ogni giorno dobbiamo fare la nostra parte. Anche nei piccoli gesti, nella cura dei nostri spazi pubblici, vigilando su quello che è comunità, su noi stessi e sugli altri. Fate sempre la vostra parte, con un gesto, con una presa di responsabilità.

E soprattutto vi dico di avere fiducia in voi. Il futuro non è qualcosa che ci aspetta: è qualcosa che, giorno dopo giorno, costruite e costruiamo insieme.

Facciamo in modo che il sacrificio dei nostri caduti non rimanga confinato nelle celebrazioni di una giornata. Scegliamo la libertà contro ogni forma di oppressione. Scegliamo il rispetto contro l’indifferenza. Scegliamo il dialogo contro l’odio. Scegliamo la pace contro la guerra.

Questa è l’eredità che il 21 settembre consegna alla nostra comunità.

Ed è questa l’eredità che abbiamo il dovere di consegnare, a nostra volta, a chi verrà dopo di noi.

Celebriamo il 21 settembre perché non ci debba più essere un 21 settembre. Ma perché sia così, tutti i giorni dobbiamo fare la nostra parte — nel lavoro, in famiglia, nelle istituzioni, a scuola, per le strade, nelle piazze. Perché non ci sia più un 21 settembre, ogni giorno deve essere un 21 settembre.

Con questo spirito, nel ricordo di tutti coloro che persero la vita in quei giorni, civili e militari, continuiamo a costruire una Matera consapevole della propria storia, orgogliosa delle proprie radici e capace di guardare al futuro con fiducia.

Una Matera città della cultura, del dialogo e della pace.

Viva Matera.

Viva la libertà.

Viva la pace.

Viva l’Italia”.