Di seguito l’ intervento del Sindaco di Matera Antonio Nicoletti al Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza Pubblica:
“Saluto e do il benvenuto all’ill.mo Sig. Ministro, saluto e ringrazio tutte le Autorità presenti, porgo un particolare benvenuto ai signori ospiti della nostra città “Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo”. Anche per questo titolo, che consegna a tutti noi un ruolo e una responsabilità fuori dall’ordinario, un Tavolo Istituzionale dedicato alla piaga del caporalato, qui e oggi, può assumere un valore straordinario per le considerazioni da condividere insieme.
Una premessa doverosa: fatti salvi alcuni fenomeni assai episodici, Matera è un luogo sano, in cui sussiste un’economia fatta di imprenditori onesti dove ha più difficoltà ad attecchire il fenomeno malsano del caporalato. Una città accogliente e solidale, dove l’attenzione delle Istituzioni e del tessuto sociale e associativo laico e religioso è responsabilmente rivolta agli umili e ai deboli.
Solo pochi giorni fa la Caritas diocesana ha reso pubblico uno studio da cui emerge forte la presenza attiva e capillare, a sostegno dei più deboli, da parte del sistema ecclesiastico. (Ieri purtroppo è venuta a mancare una figura di riferimento che sento il dovere di ricordare, la sig.ra Giulia Mele). Questo sistema, dicevo, si integra con l’azione determinante del Comune di Matera, che nel settore delle Politiche Sociali esprime una vera e propria eccellenza.
È una città in cui la collaborazione istituzionale è costante, anche grazie alla qualità del coordinamento operato da sua eccellenza il Prefetto, e dalla decisiva operatività e concretezza delle forze dell’ordine.
Nel quadro generale, la Polizia Locale offre il suo autorevole contributo non solo con il suo organico, per quanto sottodimensionato (circa 50 agenti su un organico presunto di 80, abili su strada circa 20), ma anche con la dotazione di una importante rete di videosorveglianza cittadina, e una piena e costante disponibilità a sostenere e accompagnare le operazioni di controllo del territorio operato dal sistema della pubblica sicurezza (e viceversa). Non solo “controllo”, ma prossimità e vicinanza ai cittadini e alle cittadine della nostra città, su temi come il presidio del centro storico e delle periferie, il fenomeno, che sembra affacciarsi anche qui, della mala movida, ecc…
In questo quadro di collaborazione istituzionale, vige la consapevolezza del rischio strisciante di fenomeni distorsivi, è bene condividere alcune riflessioni che possono riguardare più in generale non solo la città di Matera e nè tantomeno il solo settore della produzione agricola.
Innanzitutto, il caporalato non è un problema del mondo del lavoro, ma è un fallimento del mercato.
Il caporalato prospera quando il prezzo di un prodotto viene compresso al punto da rendere difficile rispettare contemporaneamente legalità, dignità del lavoro e sostenibilità economica.
Ogni volta che acquistiamo un qualsiasi prodotto, soprattutto ma non solo agricolo, a un prezzo incompatibile con il costo del lavoro regolare, qualcuno, da qualche parte della filiera, sta pagando la differenza. Non sempre, ma molto spesso, questo qualcuno è il lavoratore.
Ma le stesse imprese non sono esenti.
Il caporalato è anche una questione di concorrenza sleale.
Il caporalato infatti non danneggia soltanto i lavoratori, ma soprattutto gli imprenditori onesti.
L’azienda che paga contributi, sicurezza e salari regolari compete con chi riduce artificialmente i costi sfruttando persone. Contrastare il caporalato significa quindi difendere il libero mercato, non limitarlo. In uno Stato democratico, la parola “libertà” si accompagna necessariamente con la parola “responsabilità”.
Venendo alla dimensione della persona umana, non basta “liberare” il lavoratore se poi resta solo.
Molti interventi si fermano al controllo, ma dopo il controllo cosa avviene?
È necessario che il sistema nella sua interezza migliori su temi come Casa, Trasporto, Permesso di soggiorno, Mediazione linguistica, Formazione, Accesso ai servizi.
Tutti temi nell’agenda di Governo Nazionale, e con i dovuti rapporti di scala, nell’agenda della nostra amministrazione comunale.
Un’ulteriore riflessione, come dicevo prima, riguarda la consapevolezza che il rischio di proliferazione del caporalato non è circoscrivibile al solo settore agricolo.
Il “caporale contemporaneo” può essere un intermediario digitale; una cooperativa fittizia; una società di servizi; un algoritmo che distribuisce il lavoro senza responsabilità.
E così, quindi, le forme di sfruttamento non riguardano solo il settore agricolo.
Per questo, le istituzioni insieme devono lavorare perché ci sia una soglia di attenzione elevata su ciò che genera lo sfruttamento del lavoratore, ovvero su quei fattori trasversali a più settori produttivi.
Il caporalato, inoltre, nasce dove lo Stato è assente. E questo non significa solo assenza di forze dell’ordine.
Significa assenza di servizi, di diritti come l’accesso alla casa, di trasporti; di una sanità accessibile a tutti; do sportelli per il lavoro…
Dove lo Stato non arriva, arriva sempre qualcun altro, ed è lì che il caporale diventa “necessario”.
Dicevo prima dell’attenzione del Governo. Il caporalato è anche un problema demografico. L’economia italiana ha bisogno dei lavoratori stranieri. Il tema si sposta quindi sul come poter organizzare un’immigrazione regolare, dignitosa e funzionale ai bisogni produttivi. Le azioni poste in essere dal Governo, che oggi iniziano a orientare anche le politiche europee sulla gestione dell’immigrazione, hanno la responsabilità di governare un fenomeno. Se non lo fa lo Stato, lo farà il mercato illegale.
In una città come Matera, che vive della sua reputazione, è bene ricordare che un territorio libero dal caporalato è anche più attrattivo. Questo proprio perché “legalità” significa anche maggiore competitività, significa investimenti, reputazione internazionale, qualità delle produzioni, turismo, fiducia, fattore più importante per contrastare l’emigrazione giovanile.
Il contrasto al caporalato diventa quindi una vera e propria politica di sviluppo.
Serve un’alleanza tra istituzioni, imprese, terzo settore, organizzazioni dei lavoratori e cittadini. La legalità non è un costo aggiuntivo: è l’infrastruttura invisibile che rende possibile uno sviluppo duraturo.
Il caporalato non è soltanto una violazione dei diritti umani, ma un indice della qualità della democrazia. Uno Stato, a tutti i livelli territoriali, è davvero forte non tanto quando reprime con efficacia, ma quando rende inutile l’intermediazione criminale. Se un lavoratore è costretto a rivolgersi a un caporale per trovare un impiego, un trasporto o un alloggio, significa che un pezzo della funzione pubblica è stato sostituito da un potere privato illegale.
La sfida, quindi, non è solo sconfiggere il caporalato, ma ricostruire la fiducia nelle istituzioni attraverso servizi, presenza e opportunità condivise.
È per questo che ringrazio il Ministro per la sua presenza e tutte le istituzioni a questo tavolo, per il contributo costante alla vita della nostra città, anche in questi giorni di festa”.





















