“Per una nuova sanità lucana”: le proposte del centrosinistra

Alla conferenza stampa sono intervenuti i consiglieri regionali Roberto Cifarelli(Indipendente), Piero Lacorazza (PD), Piero Marrese (BD), Alessia Araneo (MS), Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello (BCC) e Antonio Bochicchio AVS-PSI-BP).

“Non abbiamo scelto di presentare un piano alternativo a quello della Giunta, ma di entrare nel merito della proposta dell’assessore Latronico, riconoscendone alcuni elementi condivisibili e indicando le modifiche necessarie”.

Così il consigliere regionale Roberto Cifarelli (Indipendente) ha illustrato la filosofia del documento, elaborato insieme agli altri sette consiglieri di diverse forze politiche e arricchito dai contributi emersi durante le audizioni in Commissione.

Una scelta di responsabilità che non attenua il giudizio sull’operato del centrodestra in sette anni e mezzo di governo regionale.

Cifarelli ha richiamato i disavanzi di bilancio, le circa 60 mila persone che rinunciano alle cure, le liste d’attesa e la mobilità sanitaria passiva, che sottrae risorse e alimenta la sfiducia dei cittadini.

“Non vogliamo che le difficoltà del centrodestra diventino anche le difficoltà della Basilicata. Il diritto alla salute dei lucani viene prima della nostra legittima contrapposizione politica “.

Il confronto, ha precisato, deve essere reciproco: il centrosinistra è pronto a costruire convergenze, ma anche a presentare gli emendamenti necessari per correggere un Piano che, senza modifiche sostanziali, rischia di restare un documento di analisi senza incidere concretamente sui servizi.

Il nodo centrale è il rapporto tra obiettivi e attuazione.

Prevenzione, assistenza territoriale, riduzione delle liste d’attesa e contenimento della mobilità evitabile sono traguardi condivisibili, ma devono tradursi in scelte precise.

“Tra gli obiettivi del Piano e la loro attuazione deve esserci una programmazione regionale capace di definire servizi, professionisti, strutture, tempi e risorse.

Sono scelte di politica sanitaria che spettano alla Regione e devono trovare posto nel Piano approvato dal Consiglio”.

Da qui la necessità di rivedere l’assetto delineato dalla legge regionale n. 2 del 2017, nato come soluzione transitoria e oggi assunto sostanzialmente come punto fermo.

Dopo quasi dieci anni sono cambiati i bisogni della popolazione, le condizioni finanziarie, le professionalità disponibili e le prospettive demografiche.

Occorre quindi ridefinire il ruolo dei presidi ospedalieri e le loro funzioni in una rete integrata, superando interventi emergenziali e soluzioni temporanee.

Le vicende del punto nascita di Melfi e della chirurgia senologica del Madonna delle Grazie di Matera dimostrano, secondo Cifarelli, quanto sia necessario programmare per tempo.

La proposta è costruire un unico Servizio sanitario regionale, nel quale ospedali, distretti, medicina generale e servizi territoriali operino secondo una programmazione comune, lasciando alle aziende sanitarie l’autonomia gestionale. Dal San Carlo al Madonna delle Grazie, dal CRO agli ospedali di Policoro, Melfi, Villa d’Agri e Lagonegro, ogni presidio dovrà svolgere funzioni complementari, definite sulla base dei bisogni, delle competenze e della qualità delle cure.

Per garantire equità anche nelle aree interne, proponiamo, ha precisato Cifarelli, un indice regionale di prossimità ed equità sanitaria, basato sui tempi effettivi di accesso, sulle caratteristiche territoriali e sulle condizioni di fragilità. Fondamentale attuare il DM 77 con un modello “sartoriale”.

“La Basilicata dei prossimi anni sarà diversa da quella per la quale è stata costruita una parte rilevante dell’attuale organizzazione sanitaria. La rete territoriale deve adattarsi a piccoli Comuni, aeree interne e invecchiamento.

E’ indispensabile un solo Servizio sanitario, non quattro sistemi separati. La persona deve poter attraversare le aziende senza incontrare barriere organizzative”.

Tra le altre proposte figurano percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali regionali, piani assistenziali individualizzati, integrazione tra distretti sanitari e ambiti sociali e un CUP realmente unico regionale, che comprenda anche le prestazioni acquistate dal privato accreditato.

Servono inoltre un piano pluriennale del personale sanitario e sociosanitario e una programmazione che associ a ogni intervento costi, finanziamenti, tempi e professionisti necessari.

Il Piano dovrà infine essere verificabile: ogni obiettivo dovrà indicare risultati attesi, responsabilità, risorse e scadenze, consentendo al Consiglio regionale di monitorarne l’attuazione.

“Non ci interessa stabilire se alla fine arriverà il Piano di Latronico o quello del centrosinistra. Ci interessa che la Basilicata abbia un Piano capace di orientare davvero il proprio Servizio sanitario. La differenza non la fanno le intenzioni scritte in un documento, ma le cure che si riescono a ricevere, i tempi e la qualità dell’assistenza”.

Angelo Chiorazzo ha richiamato l’allarme lanciato dal centrosinistra già tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 sui conti della sanità, chiedendo un confronto che, ha denunciato, non è stato accolto dalla maggioranza.

Ha ricordato l’utilizzo di oltre 100 milioni di euro provenienti dalle compensazioni ambientali per evitare il commissariamento e definito il Piano una fotografia dell’esistente, priva di soluzioni concrete. Ha ribadito la necessità di rivedere la legge regionale n. 2 del 2017 e di accertare le responsabilità prima di trasferire i costi del disavanzo sui cittadini.

Piero Lacorazza ha invitato a valutare il Piano nel merito, distinguendo gli annunci dalle scelte concrete. Ha ricordato che la Basilicata disponeva già di un precedente Piano sanitario, scaduto nel 2015, e che l’assetto successivo è stato condizionato anche da norme nazionali. “Non basta dire di aver fatto un Piano: bisogna capire come si intendono realizzare gli obiettivi”. Richiamando gli atti regionali sul punto nascita di Melfi e sulla revisione dei ticket, ha sottolineato l’importanza di leggere i provvedimenti e verificare le decisioni assunte, proseguendo il confronto con parti sociali e operatori.

Alessia Araneo ha posto l’accento sul disavanzo sanitario e sull’assenza, nel Piano regionale, di indicazioni operative capaci di tradurre i principi in servizi concreti.

Ha criticato la scelta di delegare alle aziende sanitarie decisioni che spettano alla programmazione regionale, richiamando in particolare il punto nascita di Melfi.

“Il diritto a curarsi in Basilicata deve essere uguale in ogni territorio”. Ha contestato la mancata condivisione preventiva delle scelte e chiesto investimenti, risposte e assunzione di responsabilità, ribadendo la disponibilità del centrosinistra a un confronto costruttivo.

Antonio Bochicchio ha richiamato l’urgenza di intervenire sulle liste d’attesa e di rendere pienamente operative le Case della comunità, valorizzando le professionalità sanitarie disponibili. Ha sottolineato inoltre la necessità di investire nelle tecnologie e nell’intelligenza artificiale per migliorare l’organizzazione dei servizi e la capacità di risposta ai bisogni dei cittadini. Bochicchio ha infine auspicato che l’assessore e il Dipartimento aprano un confronto sulle proposte del centrosinistra, sul modello del dialogo avviato in materia di ticket, per individuare soluzioni condivise nell’interesse della comunità lucana.

Giovanni Vizziello ha evidenziato la contraddizione tra l’approvazione degli atti aziendali e la successiva definizione del Piano sanitario, denunciando l’assenza di una strategia regionale condivisa. Ha criticato il richiamo alla legge n. 2 del 2017 e la distanza tra gli obiettivi generali e le reali necessità della Basilicata, dalle cure oncologiche all’assistenza agli anziani non autosufficienti. Ha inoltre richiamato la mobilità sanitaria e le criticità della rete ospedaliera, chiedendo maggiore trasparenza, programmazione e attenzione alle proposte dell’opposizione, anche per contenere la spesa senza scaricarne gli effetti sui cittadini.

Piero Marrese ha sottolineato il ruolo di un’opposizione responsabile e propositiva, capace di intervenire sulle decisioni ritenute sbagliate, come dimostrato dal confronto sulla revisione dei ticket. Ha riconosciuto nel Piano obiettivi in parte condivisibili, ma ha evidenziato la mancanza di scelte concrete e di un’assunzione di responsabilità da parte di chi governa. Il centrosinistra, ha ribadito, mette a disposizione le proprie proposte per migliorare il provvedimento e garantire servizi adeguati, affinché i lucani possano curarsi nella propria regione e scegliere di continuare a vivere in Basilicata.

A conclusione della presentazione, i consiglieri hanno ringraziato Roberto Cifarelli per il lavoro di approfondimento e coordinamento svolto e per aver predisposto le slide di sintesi del documento, mettendo a disposizione del gruppo una base comune di analisi e proposte per il confronto sul futuro della sanità lucana.