Anche gli studenti scendono in piazza a protestare.
Scrivono:
“La guerra pesa come un macigno anche sulle nostre vite: ne sono un chiaro esempio il costo troppo elevato della benzina e rialzo dei prezzi del materiale scolastico.
Noi siamo stanchi di pagare la crisi in cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America ci stanno portando!
Le aggressioni piratesche all’Iran, la continuazione della guerra in Ucraina, l’embargo criminale attorno all’isola di Cuba, la presa con la forza da parte di Trump delle risorse venezuelane e il genocidio del popolo palestinese sono gli esempi più lampanti e pericolosi di una crisi economica e valoriale dei paesi occidentali.
Noi ci opponiamo alla guerra, che USA ed UE oggi designano come unico scenario, e a qualsiasi progetto di natura guerrafondaia, come la creazione di un esercito comune europeo o lo stanziamento di 800mld per il settore bellico, sottratti ovviamente ai settori pubblici come quello della scuola.
Intanto che il costo della vita aumenta- mentre i salari rimangono gli stessi e il valore d’acquisto diminuisce- la scuola pubblica, che già era abbandonata a una progressiva distruzione in atto da almeno 30 anni di politiche di privatizzazione, si trova oggi a fare i conti con una situazione disastrosa.
La scuola, sotto il controllo di Valditara, ha sempre meno finanziamenti e sempre più problemi: dell’edilizia fatiscente, alla mancanza totale di palestre, laboratori e aule magne, al precariato che duramente colpisce i docenti, al classismo tra scuole di serie A e serie B, al dimensionamento scolastico, alla repressione sempre più aspra verso chi si ribella fino alla natura razzista dell’ultimo “dl scuola” che ha l’intenzione di mettere un tetto massimo nelle classi per gli studenti stranieri e che obbliga i genitori degli studenti di seconda generazione a frequentare corsi d’italiano.
La lotta non finisce qui, dal corteo abbiamo lanciato con l’USB lo sciopero generale del 30 Ottobre”.





















