Continua l’emergenza carburanti e, finito lo sconto fiscale, il governo guidato da Giorgia Meloni pensa alle prossime mosse per cercare di contenere i rincari.
Ieri c’è stato l’incontro con i raffinatori, fa sapere skytg24, per chiedere di produrre di più in modo da far abbassare i prezzi.
Tra le ipotesi anche il ricorso alle accise mobili: il tema “non è abbandonato”, ha detto il viceministro all’Economia Maurizio Leo, mentre il ministro alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha frenato.
Intanto, oggi Eni ha comunicato la decisione di tagliare ancora il prezzo del gasolio consigliato ai distributori: con una riduzione di 2 centesimi, il listino scende da 2,21 a 2,19 euro al litro. È lo stesso livello del primo price cap comunicato il 25 settembre. Il tetto ufficiale al prezzo, come già segnalato dalla compagnia, rimane comunque a 2,25 euro.
I prezzi di diesel e benzina, oggi venerdì 9 ottobre, risultano in lieve calo.
In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha fatto sapere che il prezzo medio dei carburanti in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,035 euro al litro per la benzina e a 2,258 euro al litro per il gasolio.
Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,046 euro al litro per la benzina e di 2,281 euro al litro per il gasolio.
Ieri, giovedì 8 ottobre, il prezzo medio dei carburanti in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale era pari a 2,037 euro al litro per la benzina e a 2,261 euro per il gasolio; sulla rete autostradale il prezzo medio self era di 2,048 euro per la benzina e di 2,287 euro per il gasolio.
Ieri il governo ha incontrato i raffinatori – le società che gestiscono le 13 raffinerie italiane (Innovhub, Iplom, Q8, Ludoil, Saras, Alma Petroli, Eni, Gruppo Api, Sonatrach) e la loro associazione di categoria, l’Unem – e ha chiesto loro di aumentare la produzione di benzina, gasolio e jet fuel per far abbassare i prezzi.
Presenti il ministro Pichetto Fratin e il collega alle Imprese Adolfo Urso. I raffinatori hanno risposto che proveranno a produrre di più, ma che per farlo serve cambiare le specifiche dei carburanti a livello europeo.
Il settore della raffinazione è “pronto a verificare ogni ulteriore aumento della produzione tecnicamente realizzabile, attraverso una valutazione impianto per impianto”, ha detto Gianni Murano, presidente dell’Unem.
Tuttavia, ha aggiunto, “ulteriori incrementi di produzione saranno possibili qualora a livello europeo si individueranno modifiche alle specifiche tecniche dei prodotti”. Secondo i raffinatori italiani, con queste modifiche la produzione nazionale potrebbe aumentare di 1 – 1,5 milioni di tonnellate all’anno, quella europea complessivamente di 15 milioni di tonnellate e – sostengono – si potrebbe tagliare l’import del 25%.
Tra le ipotesi che il governo sta valutando contro il caro carburante c’è anche il ricorso alle accise mobili.
A metà settembre la premier Giorgia Meloni si era impegnata a proseguire gli sconti fiscali dal 6 ottobre con questo meccanismo, ma poi il provvedimento che avrebbe dovuto farlo scattare non è arrivato.
“Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili.
Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo.
Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure.
“Dipende anche dalla tenuta del cap”, ha detto nei giorni scorsi Meloni, invitando le compagnie al “pieno” rispetto del price cap.
Ieri il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha spiegato che il tema “non è abbandonato”.
Ma sulla questione c’è massima prudenza.
“Sono operazioni molto costose e di breve periodo, quindi si tratta anche di capire com’è lo scenario complessivo internazionale”, ha frenato il ministro alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.





















