CallMat, 350 lavoratori in bilico: i sindacati chiedono un tavolo urgente al Ministero. I dettagli

Si è svolto questa mattina, presso la Prefettura di Matera, l’incontro convocato nell’ambito delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla legge 146/1990, relativo alla vertenza CallMat, che coinvolge circa 350 lavoratrici e lavoratori.

All’incontro, accompagnato da un presidio dei lavoratori davanti alla Prefettura, hanno preso parte le organizzazioni sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL, UGL Telecomunicazioni, rappresentate dai Segretari Regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli, Pino Giordano, e i rappresentanti istituzionali, in un clima di forte preoccupazione per il futuro occupazionale dei dipendenti e per le pesanti conseguenze che un’eventuale cessazione delle attività produrrebbe sull’intero territorio.

“Nel corso del confronto abbiamo ribadito la gravità di una vertenza che si trascina ormai da troppo tempo, senza che siano state individuate soluzioni concrete e definitive.

Nonostante le numerose interlocuzioni istituzionali, permane una condizione di profonda incertezza che coinvolge centinaia di famiglie e rischia di produrre un ulteriore, pesantissimo colpo al tessuto economico e sociale della Basilicata.

Non è più accettabile continuare a rinviare le decisioni mentre si avvicinano scadenze che potrebbero compromettere definitivamente il futuro dei lavoratori.

Abbiamo pertanto ribadito la necessità di una convocazione urgente presso il Ministero competente, affinché tutti i soggetti coinvolti, a partire da TIM, possano assumersi precise responsabilità e contribuire all’individuazione di una soluzione industriale e occupazionale.

Aggiungono Piccinni, Russelli, Letterelli e Giordano:

Nel corso dell’incontro sono state richiamate alcune ipotesi relative alla possibilità di acquisire nuove commesse e attività da destinare alla Basilicata.

Riteniamo tuttavia indispensabile che qualsiasi soluzione venga costruita garantendo la salvaguardia dell’intero bacino occupazionale.

I 350 lavoratori CallMat non possono essere divisi, selezionati o lasciati in una condizione di incertezza.

La soluzione deve riguardare tutti, senza esclusioni.

Un elemento di particolare rilievo è rappresentato dalla recente pronuncia del Consiglio di Stato relativa alla regolamentazione AGCOM sulla necessità di assicurare agli utenti la possibilità di entrare in contatto con un operatore umano.

Riteniamo che questa novità debba rappresentare un punto di partenza concreto per affrontare la vertenza.

La regolamentazione AGCOM deve trovare piena applicazione e TIM deve congelare gli attuali volumi di attività fino alla definizione della vertenza.

Non è pensabile continuare a discutere di salvaguardia occupazionale mentre, contemporaneamente, si assiste a una progressiva contrazione delle attività che rende sempre più difficile individuare una soluzione.

Il mantenimento dei volumi rappresenta quindi una condizione essenziale per preservare le prospettive occupazionali e consentire la costruzione di un percorso industriale credibile.

Siamo inoltre consapevoli che la crisi CallMat si inserisce in un contesto molto più ampio, caratterizzato da una profonda trasformazione del settore dei contact center.

L’introduzione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale sta modificando radicalmente l’organizzazione del lavoro e rischia di determinare una progressiva sostituzione di molte attività oggi svolte dagli operatori.

Non siamo più di fronte soltanto a singole crisi aziendali, ma a una vera e propria crisi del modello industriale del settore.

Per questa ragione riteniamo indispensabile aprire un confronto nazionale sul futuro dei contact center, sulle politiche industriali necessarie a governare la trasformazione tecnologica e sui percorsi di riqualificazione e riconversione professionale dei lavoratori.

L’innovazione tecnologica non può essere lasciata esclusivamente alle logiche di riduzione dei costi e del personale, ma deve essere accompagnata da strumenti e investimenti capaci di tutelare il lavoro e creare nuove opportunità occupazionali.

Tuttavia, la necessità di affrontare queste trasformazioni strutturali non può diventare un alibi per rinviare le risposte immediate che la vertenza CallMat richiede.

Le nostre richieste sono chiare:

  • applicazione effettiva della regolamentazione AGCOM che garantisce agli utenti la possibilità di interagire con un operatore umano;
  • congelamento degli attuali volumi di attività da parte di TIM fino alla risoluzione della vertenza;
  • convocazione urgente di un tavolo ministeriale con la partecipazione di tutti i soggetti interessati;
  • individuazione di una soluzione industriale che garantisca la continuità occupazionale di tutti i 350 lavoratori, senza frammentazioni o esclusioni;
  • avvio di un confronto nazionale sulla crisi del settore dei contact center e sui necessari percorsi di riqualificazione e riconversione professionale.

Le organizzazioni sindacali continueranno a sostenere con determinazione la vertenza e a mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione democratica e pacifica necessarie per ottenere risposte concrete.

Non possiamo consentire che 350 lavoratrici e lavoratori paghino il prezzo di scelte industriali sulle quali non hanno alcuna responsabilità, né che un intero territorio venga ulteriormente impoverito dalla perdita di centinaia di posti di lavoro”.

Concludono i segretari:

“È il momento delle responsabilità e delle decisioni.

I lavoratori CallMat hanno diritto a certezze sul proprio futuro, non a ulteriori rinvii”.