Licenziamenti annunciati, garanzie assenti e incontri senza risposta.
Il MIMIT convochi subito un tavolo straordinario.
TIM, Governo e Regione Basilicata si assumano le proprie responsabilità!
Le Segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni denunciano una situazione ormai insostenibile: a oggi, Giovedì 22 Ottobre, non esiste ancora un accordo vincolante per salvaguardare i circa 350 posti di lavoro di CallMat Matera.
Spiegano le Segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni:
“La direzione aziendale ha confermato l’avvio delle lettere di licenziamento dal 1° Novembre e la nostra richiesta di incontro urgente per discutere questa prospettiva è ancora senza risposta.
È inaccettabile annunciare soluzioni e, contemporaneamente, lasciare 350 lavoratori davanti al rischio dei licenziamenti senza neppure dare riscontro alla richiesta di confronto del sindacato.
Mentre si moltiplicano dichiarazioni e articoli sulla stampa, le garanzie continuano a mancare.
La disponibilità di TIM ad assegnare nuovi volumi è un’apertura, non una soluzione.
Le promesse non fermano i licenziamenti: servono atti scritti, impegni verificabili e un progetto industriale duraturo.
Chiediamo al MIMIT di convocare immediatamente un tavolo straordinario, senza attendere il 12 Novembre.
Non possiamo permettere che i tempi istituzionali diventino il pretesto per arrivare troppo tardi.
A TIM chiediamo di chiarire dove siano finiti i volumi di attività precedentemente destinati a Matera, quali attività siano state trasferite verso altri territori e perché a pagare le conseguenze delle scelte industriali debbano essere i lavoratori lucani.
Pretendiamo dati verificabili e il congelamento dei volumi destinati a CallMat fino alla definizione della vertenza, nel rispetto della regolamentazione AGCOM applicabile.
A CallMat chiediamo di rispondere subito al sindacato e di fermare il percorso dei licenziamenti.
Alla Regione Basilicata e al Governo chiediamo di passare dagli annunci alle decisioni, convocando urgentemente i tavoli istituzionali e pretendendo garanzie concrete.
Gli ammortizzatori sociali non possono diventare la risposta definitiva a una crisi industriale: non vogliamo accompagnare 350 persone verso la disoccupazione, vogliamo salvare 350 posti di lavoro.
La crisi dei contact center e la trasformazione tecnologica impongono anche una strategia nazionale per il settore, con investimenti, riqualificazione e riconversione professionale.
Ma nessuna trasformazione può diventare un alibi per rinviare le decisioni urgenti che CallMat richiede oggi.
Le Organizzazioni Sindacali, con Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, hanno rappresentato a tutto il mondo la gravità della vertenza e le conseguenze che la perdita di questi posti di lavoro avrebbe per centinaia di famiglie e per l’intero territorio incontrando giorni fa perfino il Vescovo di Matera, Mons. Benoni Ambarus, che ringraziamo per l’attenzione e la disponibilità dimostrate.
Parallelamente, i nostri legali stanno approfondendo la posizione di TIM e le modalità di organizzazione delle attività, valutando ogni iniziativa giuridica utile alla tutela dei lavoratori, compresi gli eventuali profili di interposizione illecita di manodopera, qualora ne ricorrano i presupposti.
La nostra posizione è inequivocabile: CallMat deve restare a Matera con tutti i suoi lavoratori.
Pretendiamo lo stop ai licenziamenti, la salvaguardia integrale dell’occupazione, volumi adeguati e un accordo vincolante sostenuto da un progetto industriale solido e di lunghissima durata.
Non accetteremo che il tempo venga utilizzato per logorare i lavoratori, né che le responsabilità vengano rimpallate tra azienda, committente e istituzioni.
Se non arriveranno risposte immediate e garanzie concrete, la mobilitazione si intensificherà con tutte le iniziative sindacali, istituzionali e legali necessarie.
Il 1° Novembre è alle porte.
MIMIT, convoca subito il tavolo!
TIM, ferma la contrazione dei volumi!
CallMat, rispondi al sindacato!
Governo e Regione Basilicata, assumetevi le vostre responsabilità!
350 posti di lavoro non si salvano con i proclami.
Basta promesse, vogliamo garanzie vincolanti.
CallMat deve avere un futuro a Matera.
Senza garanzie, la mobilitazione non si ferma”.





















