Cinque giorni per presentare progetti culturali nell’ambito di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.
È il termine previsto dall’ultimo avviso del Comune, pubblicato l’8 ottobre con scadenza fissata al 13 ottobre, che ha spinto i consiglieri comunali Bennardi, Colucci, Cotugno, Santochirico e Rizzi a presentare un’interrogazione urgente.
Al centro della contestazione ci sono i tempi troppo ristretti e la mancanza di un adeguato coordinamento con la Fondazione Matera Basilicata 2019, che aveva già pubblicato un proprio avviso per sostenere attività ed eventi culturali legati allo stesso titolo.
Una situazione che rischia di creare confusione tra associazioni e operatori, chiamati a orientarsi tra procedure diverse e a elaborare proposte in tempi difficilmente compatibili con una progettazione culturale di qualità.
Sottolineano i consiglieri firmatari:
“Ci risiamo. La qualità culturale non si improvvisa e la partecipazione non può essere ridotta a una sbrigativa formalità amministrativa.
Matera ha ottenuto un riconoscimento straordinario, che avrebbe dovuto, rappresentare un’occasione di crescita e coinvolgimento per l’intera città, non una corsa contro il tempo”.
Con l’interrogazione, i cinque consiglieri chiedono al sindaco e all’assessore alla Cultura di spiegare le ragioni di una scadenza così ravvicinata, di valutare una proroga e di chiarire perché Comune e Fondazione non abbiano definito per tempo una strategia condivisa, capace di offrire agli operatori culturali opportunità chiare e tempi adeguati:
“Il titolo di Capitale Mediterranea appartiene alla città e deve valorizzarne le energie, le associazioni e le competenze. Servono programmazione, ascolto e collaborazione, non iniziative dell’ultimo momento.
L’amministrazione è in ritardo su questo riconoscimento, ce ne rendiamo conto, ma auspichiamo comunque una proroga per consentire gli operatori di formulare meglio le proprie proposte.
Il nostro obiettivo è evitare che un’occasione così importante venga indebolita da ritardi organizzativi e da scelte che rischiano di mortificare la partecipazione”.




















