La Fondazione Le Monacelle ETS proroga fino al 31 ottobre la mostra fotografica «Κάλλος Άλυτον» (Kállos Ályton, Bellezza Indissolubile) del greco Thodoris Theodoridis, nel contenitore culturale che ospita la Fondazione, nel cuore dei rioni Sassi di Matera.
La decisione risponde all’affluenza registrata nelle settimane di apertura, con un pubblico numeroso in cui ha pesato soprattutto le presenze di visitatori non solo di prossimità.
Molti hanno raggiunto la sede con un’intenzione precisa, dopo aver scoperto anche sui social della mostra del giovane e già affermato fotografo, dedicando a Matera una visita pensata ben oltre il turismo “fast”.
Nato ad Atene nel 1986 e legato a una tradizione fotografica di famiglia radicata a Istanbul, Theodoridis costruisce le sue fotografie in un bianco e nero che sente come una necessità, un atto di spoliazione capace di restituire al soggetto la sua dignità più autentica.
Nella personale i corpi contemporanei dialogano con le statue del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e la luce agisce come uno scalpello, mentre l’ombra diventa una forza attiva quanto la luce stessa.
Il progetto nasce da una domanda sull’eterno e sull’effimero, su cosa vediamo davvero nelle statue e su come esse plasmino il nostro sguardo di oggi.
Scrive Stefano Siggillino, direttore artistico della mostra:
«Il progetto fotografico si colloca esattamente su questo confine, dove marmo scolpito e carne sembrano pericolosamente simili».
La mostra di Theodoridis rientra nel programma di Matera 2026 Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, il titolo che la città condivide quest’anno con Tétouan, in Marocco.
«Con questa proroga la Fondazione risponde a una richiesta arrivata dal pubblico, e lo fa con soddisfazione», dichiara Antonella Ambrosecchia Siggillino, direttrice generale della Fondazione Le Monacelle ETS.
«La mostra di Theodoridis – continua – porta a Matera un dialogo tra Grecia e Italia che passa dal corpo e dalla memoria della statuaria classica, e lo affida a un artista giovane.
Da oltre dieci anni la Fondazione si propone come un punto d’incontro stabile per la cultura del Mediterraneo, e questo si regge su relazioni costruite nel tempo.
Le collaborazioni avviate con le associazioni culturali del territorio e con l’Università degli Studi della Basilicata hanno già dato forma a iniziative condivise, e sono la strada lungo cui intendiamo proseguire».
Nel frattempo, nello stesso complesso de Le Monacelle, resta in corso fino al 4 novembre la mostra «Terra. Forma. Suono.», dedicata alla famiglia dei maestri artigiani Niglio e al cuccù, il tipico fischietto materano in argilla, che normalmente si presenta con corpo di gallo e voce di cuculo.
In esposizione si trovano le creazioni di diverse generazioni della famiglia, in particolare dei fratelli Peppino (1923-1988) e Tommaso (1927-2019), tra pupe, carabinieri, galletti, immagini della Madonna di Picciano, limoni e cestini fioriti, fino ai cuccù d’autore che rappresentano Pulcinella, Totò, alberi della vita e animali fantastici.
Ecco le foto della mostra in corso.






















